Diritti

Le accuse di mobbing, sessismo e ricatti che hanno travolto il Teatro di Roma

Secondo l’inchiesta di Fanpage, il clima di lavoro all’interno dello stabile sarebbe pesante, soprattutto per le donne. Nonostante le continue segnalazioni e le denunce ai vertici, nessuno sembra intervenire
Chiara Manetti
Chiara Manetti giornalista
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12 febbraio 2024 Aggiornato alle 14:00

A gennaio la nomina di Luca De Fusco a direttore generale del Teatro di Roma aveva provocato le proteste del mondo della cultura (di artisti e artiste, operatori, lavoratori e lavoratrici dello spettacolo, tra cui anche il regista Matteo Garrone e l’attore Elio Germano) contro la scelta del Consiglio di Amministrazione. Meno di un mese dopo l’inchiesta del quotidiano online Fanpage mette in luce un “clima di vero e proprio terrore” all’interno del Teatro Stabile di Roma Capitale, che comprende il Teatro Argentina, il Teatro India e il Teatro Torlonia. L’indagine rivela “un clima pesante, soprattutto nei confronti delle donne, sul quale però nessuno sembra intervenire, non da oggi, ma da anni”.

Al centro delle accuse ci sarebbe Libersind, sindacato autonomo associato Confsal - Confederazione generale dei sindacati autonomi dei lavoratori, che all’interno del Teatro è responsabile dell’organizzazione del comparto dei tecnici della struttura. Secondo le testimonianze raccolte, alcuni membri del sindacato sarebbero responsabili anche di un clima di continua tensione tradotto “in minacce, atteggiamenti di mobbing nei confronti dei colleghi e degli artisti presenti in teatro, piccoli ricatti e prepotenze”. Il responsabile di settore tecnico e allestimenti del Teatro di Roma è Sandro Pasquini, il cui nome emerge spesso nell’inchiesta.

Nelle ultime settimane Fanpage ha parlato con più di 15 persone tra dipendenti, ex dipendenti, collaboratori e artisti: alcune lavoratrici hanno riferito di essere state accusate continuamente “di avere l’ansia” e di “non saper lavorare” nel corso delle “visite” nella stanza di Pasquini, al Teatro Argentina, in cui ogni comunicazione deve avvenire a voce, “con relativi insulti, volgarità, parolacce rivolte a colleghe e colleghi, compagnie e artisti”. In una mail ai suoi superiori (“unico strumento che ho per condividere con voi e per informarvi di ciò che avviene”) una lavoratrice scrive di “una condizione molto faticosa”. Questa, come molte altre mail di denuncia, non innescherà alcun provvedimento.

A una collega che gli pone quesiti e problemi di lavoro, rivela l’inchiesta, il responsabile tecnico le risponde via mail dandole “dell’inesperta”, accusandola di essere ansiosa, sminuendone le competenze e mortificandone la professionalità. Lei denuncia: “Io ritengo di non dovermi sottoporre ai suoi modi sminuenti, aggressivi e intimidatori”. La lavoratrice in questione, che poi se ne andrà pur di non subire ancora atteggiamenti simili, denuncia una “condizione di stress e insicurezza sul lavoro” non più tollerabile. Un’altra in una lettera parla di una “modalità intimidatoria e umiliante che il responsabile tecnico mette in atto nei miei confronti”, una volta anche davanti a una compagnia ospite “che assisteva attonita alla scena”.

Le accuse arrivano anche da collaboratori e collaboratrici esterni: una regista teatrale ha dovuto sopportare, che il capo del reparto tecnico “parlasse male dei miei colleghi, o che insistesse sul fatto che lo faceva solo per me, ci dava quello che ci serviva per andare in scena, perché gli stavo simpatica”. Per poi ricevere un invito di Pasquini ad andare al Teatro Argentina: “Quando gli ho chiesto perché ha cominciato insistentemente a farmi domande personali sulla mia identità sessuale, domande allusive e afferenti alla sfera personale e non a quella professionale”. Una ex collaboratrice tecnica del Teatro di Roma ha raccontato a Fanpage che “quando ero al lavoro con un collega uomo era come se non esistessi, mentre quando ero da sola la mia professionalità veniva continuamente sminuita”. E ha aggiunto di aver subito “battute a sfondo sessuale” all’interno “della stanzetta che tutti conoscono al Teatro”.

Barbara Cosimi, segretaria regionale dell’Slc Cgil, il Sindacato lavoratori della comunicazione a cui sono iscritti lavoratori e lavoratrici del Teatro di Roma, denuncia queste condizioni da anni: a Fanpage ha spiegato che «in teatro c’è un clima di vero e proprio terrore, dove si arriva anche alle minacce e agli insulti. Abbiamo fatto presente più volte questi problemi ai Direttori e ai Commissari straordinari». Nonostante la segnalazione sia a voce che per iscritto, anche attraverso richieste ufficiali di Cgil, Cisl e Uil, «non è mai stato preso alcun provvedimento».

Dopo l’inchiesta, Partito Democratico, Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi Sinistra hanno annunciato interrogazioni parlamentari al ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano e interventi in commissione.

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