Ambiente

Grandi uragani: perché è necessaria una nuova scala del vento

Con la crisi climatica i cicloni sono sempre più veloci e loro tradizionale classifica “Saffir-Simpson” non basta più. Lo studio pubblicato su Proceedings of the National Academy of Sciences
Credit: NOAA/ZUMA Press Wire
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12 febbraio 2024 Aggiornato alle 20:00

Uno studio, pubblicato su Proceedings of the National Academy of Sciences, prende atto della “crescente inadeguatezza” della tradizionale scala del vento “Saffir-Simpson” in un mondo che tende a riscaldarsi a causa della crisi climatica. Gli uragani sono diventati talmente forti e violenti al punto da rendere necessaria l’aggiunta di una nuova categoria, la tempesta “numero sei”, alla loro classificazione.

Il riscaldamento globale infatti ci sta portando ad assistere a cicloni tropicali sempre più intensi, con l’aiuto di temperature oceaniche maggiori e con un’umidità crescente. La quinta categoria, che attualmente si limita a fissare il livello massimo di potenza nella scala dei venti Saffir-Simpson sopra le 157 miglia orarie (253 chilometri all’ora), risulterebbe troppo indeterminata, così da non essere adatta a “trasmettere” la soglia di pericolo legato agli uragani.

Da un lato, dunque, fenomeni come il riscaldamento globale contribuiscono concretamente ad aumentare “l’energia” del vento e a creare mega-uragani mentre dall’altro la scala Saffir-Simpson, che classifica i danni in base all’intensità dei cicloni tropicali, continua a essere l’unita di misura più comunemente utilizzata per la comunicazione pubblica ma è rimasta ferma agli inizi degli anni Settanta, il periodo in cui prima l’ingegnere civile Herbert Saffir e il meteorologo Robert Simpson l’hanno sviluppata e poi il National Hurricane Center degli Stati Uniti d’America l’ha introdotta.

Gli autori della ricerca The growing inadequacy of an open-ended Saffir–Simpson hurricane wind scale in a warming world sono James Kossin dell’University of Wisconsin-Madison e Michael Wehner del Lawrence Berkeley National Laboratory negli Stati Uniti.

Parlando a The Guardian, quest’ultimo ha spiegato come alcuni venti oggi siano più veloci della maggior parte delle Ferrari, tanto da essere difficili “anche solo da immaginare”. Gli esempi più celebri vanno dall’uragano Katrina che ha devastato New Orleans nel 2005 al ciclone Maria che si è abbattuto su Porto Rico nel 2017.

I due esperti hanno scoperto che un certo numero di tempeste recenti ha già raggiunto questa ipotetica intensità di categoria 6 e, avendo esaminando i picchi delle più alte velocità del vento simulate e potenziali, prevedono più tempeste di questo tipo e venti a velocità record, man mano che il clima continua a riscaldarsi.

In questa categoria potrebbero rientrare tempeste particolarmente distruttive, che tra l’altro non hanno costituito casi isolati, come il tifone Haiyan che ha ucciso più di 6.000 persone nelle Filippine nel 2013 e l’uragano Patricia che ha raggiunto una velocità massima di 215 miglia orarie (346 km/h) quando si è formato vicino al Messico nel 2015.

I due co-autori hanno sottolineato che non si sono ancora verificati venti da categoria 6 nell’Atlantico e nel Golfo del Messico ma le condizioni ci sono, è solo un caso - anzi un tiro di dadi, come ha detto Wehner al quotidiano britannico - che non si siano già avverate.

L’intenzione degli scienziati, in conclusione, è risolvere al meglio l’indeterminatezza della scala per evitare che i pericoli siano sottostimati e sottovalutati, a maggior ragione con il climate change in corso e con le crescenti interferenze umane nella crisi climatica.

Per fortuna, in caso di cicloni tropicali, le morti causate direttamente dal vento sono solo l’8% delle vittime totali, mentre i decessi correlati a fattori come mareggiate (49%), inondazioni e forti piogge (27%) sono molto più diffusi. Ma il rischio collegato al vento rimane una metrica essenziale perché molte proprietà sono assicurate contro i danni legati al vento e non all’acqua.

Alla luce di tutto questo, “introduciamo un’ipotetica modifica della scala del vento dell’uragano Saffir-Simpson alla categoria 5”, dicono gli studiosi, “e includiamo un’ulteriore categoria 6 al di sopra di quella”: la nuova soglia partirebbe da velocità del vento maggiori alle 192 miglia orarie, corrispondenti a quasi 308 chilometri all’ora. Il National Hurricane Center americano non ha ancora risposto alle richieste di commento su questo nuovo studio.

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