Economia

Ey Future Consumer Index: il 75% degli italiani è preoccupato per la crisi climatica

L’incertezza geopolitica, l’inflazione e il riscaldamento globale spingono i consumatori italiani a ripensare al proprio stile di vita e alle scelte di acquisto, in ottica green
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5 febbraio 2024 Aggiornato alle 12:00

L’ultima edizione dell’Ey Future Consumer Index si focalizza sull’impatto che la crisi climatica sta avendo sui consumatori e sulle modifiche che gli italiani (e non solo) vogliono mettere in atto per aiutare il Pianeta.

In Italia, il 62% dei ha vissuto un evento meteorologico estremo (la media globale è del 45%), mentre il 64% ha dovuto fare i conti con le oscillazioni dei costi energetici (media globale: 52%).

Dall’indagine, inoltre, emerge la preoccupazione dei connazionali per la fragilità della Terra (75% contro il 68% a livello mondiale); inoltre, il 63% si aspetta un peggioramento degli effetti del cambiamento climatico (contro il 47% globale).

E con il costo della vita che continua a salire (a causa dell’aumento del prezzo di energia e gas, generi alimentari e carburante) non sorprende che la principale preoccupazione sia finanziaria. I consumatori privilegiano l’aspetto economico e la propria salute (fisica e mentale) rispetto agli sforzi verso la collettività: il “breve termine” vince sul “lungo”.

Tra le scelte che hanno influenzato maggiormente i consumi, oltre alle incertezze economiche, anche le crescenti pressioni inflazionistiche e il cambiamento climatico, che stanno spingendo gli italiani a cambiare i loro stili di vita, modificando di conseguenza i loro modelli di spesa e adottando comportamenti più sostenibili che li aiutano a risparmiare denaro.

Tra questi, il 76% degli intervistati sarà più cauto riguardo le spese, concentrandosi di più su qualità del prodotto e rapporto qualità-prezzo. Sembra poi che i consumatori preferiscano nuovamente l’acquisto online: il 39% compra sul web e il dato si avvicina molto a quello che si è registrato durante la pandemia, quando la percentuale si attestava intorno al 40%; il 50%, poi, fa acquisti sia online che nei negozi e solo l’11% preferisce l’esperienza fisica.

Tra le preoccupazioni maggiori degli intervistati (22.000 a livello mondiale, di cui 500 italiani): per il 75% l’aumento dei prezzi di elettricità, gas e acqua, per il 73% l’incremento dei prezzi di beni alimentari e carburanti e, infine, per il 62% gli elevati costi per accedere a una sanità di qualità.

«Le crescenti tensioni geopolitiche, l’inflazione e le perturbazioni economiche, stanno spingendo i consumatori a rivedere le loro priorità di consumo, prestando maggiore attenzione ai prezzi e focalizzandosi sui beni primari; infatti, come conseguenza di ciò, oltre il 50% degli italiani dichiara che taglierà gli acquisti di prodotti non essenziali - fa sapere Stefano Vittucci, retail & consumer products leader di Ey in Italia - Questo sta indirettamente portando a azioni più sostenibili, riducendo il cibo e lo spreco alimentare (94%), cercando di riparare le cose piuttosto che sostituirle (75%), prestando più attenzione al riciclo (56%) e al risparmio di acqua (41%). In questo contesto, le aziende si trovano a dover rispondere a una richiesta di prodotti più convenienti e focalizzati su qualità, aspetti salutistici e di sostenibilità».

L’attenzione degli italiani e delle italiane verso la sostenibilità è stata anche confermata dall’indagine dell’Istituto Nomisma, che sottolinea come il 58% dei cittadini stia adottando strategie di riduzione degli sprechi: per il 35% la tutela ambientale rappresenta un fattore determinante per le scelte di consumo future, mentre il 57% dichiara di tenerne già conto oggi.

Nello specifico, quello energetico e idrico è l’ambito in cui l’80% delle famiglie presta più attenzione, seguito dall’acquisto di prodotti alimentari e bevande (77%) e mobilità e spostamenti (56%).

«Il 67% degli italiani è convinto che, anche se ci sarà un rientro dell’inflazione, i prezzi non torneranno ai normali livelli degli ultimi anni con conseguenze dirette sul carrello della spesa - ha commentato Silvia Zucconi, responsabile market intelligence & business information di Nomisma - malgrado un’erosione del potere di acquisto e il ricorso a inevitabili strategie di risparmio, sta però crescendo in modo significativo la sensibilità degli italiani verso l’acquisto di prodotti caratterizzati da un packaging che non solo deve presentare caratteristiche di sostenibilità, ma che dovrebbe anche essere un veicolo per trasmettere valori e informazioni utili a supportare la decisione di acquisto».

Infatti, i prodotti più ricercati dai consumatori sono quelli senza overpacking (58%), con la confezione interamente riciclabile (56%) e con ridotte quantità di plastica (47%); il vetro, inoltre, è il materiale ritenuto più green (67%).

Le informazioni sulle etichette che influenzano maggiormente le scelte di acquisto alimentari sono l’origine delle materie prime (nel 54% dei casi), le modalità di riciclo della confezione (48%), i metodi di produzione del prodotto (40%), l’impatto ambientale della confezione (38%), la catena di fornitura e filiera (36%).

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