Futuro

L’energia che ci vuole

La storia della centrale nucleare fantasma di Hinkley Point è diventato un caso: il suo costo è passato da 18 miliardi a 46 miliardi di sterline. È tempo di considerare i progetti non più soltanto dal punto di vista tecnico
Credit: ANSA/ZUMAPRESS  

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25 gennaio 2024 Aggiornato alle 06:30

La centrale nucleare di Hinkley Point, nel Regno Unito, doveva costare 18 miliardi di sterline ed essere pronta per il 2025.

Invece, costerà almeno 46 miliardi di sterline - al cambio attuale - e non sarà pronta prima del 2029. Ma c’è già chi stima che non entrerà in funzione prima del 2031.

Con questi risultati, dal punto di vista economico, tecnico e sociale non si può più parlare di un progetto problematico: si tratta di qualcosa che si avvicina molto al fallimento. Il costruttore, l’azienda statale francese Edf, conosce ritardi nelle installazioni di altre centrali in Francia e Finlandia. Se si valutano questi risultati senza pregiudizi, si può cominciare a considerare l’ipotesi di lasciare perdere questa tecnologia.

Naturalmente, la Edf non si lascia andare a un’autocritica sulla sua tecnologia, ma spiega il fallimento parlando di cause sociali.

Ricorda, per esempio, il rallentamento della produzione durante la pandemia Covid-19, il che può essere comprensibile.

Inoltre, fa notare che dalla crisi dovuta all’incidente di Fukushima in poi le persone che vogliono lavorare per le centrali nucleari sono sempre di meno, il che è altamente comprensibile.

Infine, segnala che l’inflazione, il costo del lavoro, la scarsità di materie prime e componenti, ha resto tutto più difficile. Già. Ma non ci si può aspettare che nel prossimo futuro le cose siano più facili. E il fatto rimane: il costo è passato da 18 miliardi (che non erano comunque pochi) a 46 miliardi. È questa la strada del futuro? Il Regno Unito è convinto di sì.

La transizione energetica è indubbiamente una faccenda complicata.

Qualsiasi decisione basata su pregiudizi è destinata a essere una decisione rischiosa. Ma qui non stiamo parlando di pregiudizi. Stiamo parlando di fatti abbastanza chiari.

Il carbone e il petrolio sono ancora considerate indispensabili, osservando il sistema dell’energia soltanto dal punto di vista tecnico: ma emettono CO2, la società lo sa, e alla Cop28 ha deciso che ci si deve attrezzare per farne a meno.

Le rinnovabili come il solare sono intermittenti e tecnicamente incapaci di generare energia in modo costante e i costi delle tecnologie di accumulo sono importanti: ma la società ha deciso che su questa base si costruisce un futuro più pulito per il Pianeta. Il progetto della transizione energetica non può essere considerato soltanto dal punto di vista tecnico: è un progetto socio-tecnico. E i progettisti bravi ne tengono conto.

La soluzione nucleare con le tecnologie del secolo scorso costa incredibilmente troppo. Per motivi che sono soltanto in parte tecnici, perché sono largamente sociali. Ma un progetto socio-tecnico tiene conto dei costi tecnici e sociali. E il destino della centrale di Hinkley Point deve fare riflettere.

Se i costi sono quelli, non perché ci sono state condizioni eccezionali, ma perché ci sono state crisi che potranno ripetersi e di fronte alle quali i progetti di centrali nucleari si devono attrezzare, allora la tecnologia nucleare del secolo scorso non è più adeguata. Non solo arriva dopo troppo tempo. Ma arriva a costi esorbitanti.

Imporre ancora soluzioni sbagliate, dal vecchio nucleare al vecchissimo carbone, è un errore strategico. La risposta di fronte alle difficoltà di progettazione socio-tecnica delle vecchie soluzioni non può essere quella di imporle lo stesso. Deve essere quella di cambiare traiettoria. L’innovazione tecnologica si abbevera delle difficoltà incontrate dai sistemi del passato e trova soluzioni che li superano.

L’innovazione tecnologica, dall’intelligenza artificiale alla ricerca sui nuovi materiali, servirà allo scopo più della scelta di incaponirsi con tecnologie ormai chiaramente sbagliate.

L’innovazione guiderà lo sviluppo di soluzioni di accumulo per le energie da rinnovabili, per rilanciare l’idrogeno, ricaricare i bacini per l’idroelettrico, la ricerca di nuove tecnologie per le batterie.

L’innovazione servirà a trovare tutte le strade sensate per la cattura della CO2. Gli investimenti in ricerca e innovazione saranno importanti. Ma probabilmente avranno un ritorno migliore di quello che si genera insistendo con tecnologie nucleari che ormai si rivelano insostenibili.

Del resto, anche il nucleare di IV generazione, che consuma combustibili meno pericolosi, non utilizzabili per scopi militari, che riduce drasticamente il problema delle scorie, che si installa più velocemente e ha meno bisogno di concentrare il servizio in poche enormi centrali, dovrebbe essere preso in considerazione in modo laico. Magari ammettendo che si tratta di tecnologie talmente diverse dalle precedenti da meritare un nome diverso: energia quantistica potrebbe forse andare bene?

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