Culture

Perché vedere “Sei ciò che mangi?”

Il documentario disponibile su Netflix racconta le conseguenze su corpo, ambiente e animali, di un’alimentazione vegana e di una onnivora
Credit: Netflix.com 
Tempo di lettura 3 min lettura
21 gennaio 2024 Aggiornato alle 11:00

Dal 1° Gennaio 2024 nel catalogo Netflix è presente il documentario Sei ciò che mangi, che ha come protagoniste quattro coppie di gemelli omozigoti, sottoposte a uno studio che punta a indagare in che modo un tipo di dieta possa condizionare la salute e il benessere di una persona. In ogni coppia, un componente è chiamato ad alimentarsi per alcune settimane seguendo un regime alimentare vegano, mentre un altro onnivoro, e nel corso delle puntate vengono monitorate e narrate le differenze fisiologiche riscontrate e le risposte dell’organismo di ognuno.

La partecipazione volontaria dei gemelli omozigoti ha reso possibile valutare la differenza tra una dieta onnivora e una vegana su persone aventi lo stesso Dna.

Il regista Louie Psihoyos, che già in precedenza aveva lavorato su altri documentari a tema ambientale come Racing Extintinction (2015) e The Cove (2009), ha realizzato un prodotto che partendo dal tipo di alimentazione tocca diversi aspetti interessanti e utili.

Il documentario si presenta innanzitutto come multietnico. Le coppie prese in esame infatti provengono da differenti culture ed etnie e questo ha un doppio valore, poiché da una parte permette di svolgere una sperimentazione che riesce ad abbracciare una fetta di popolazione più ampia, e dall’altra fornisce informazioni interessanti rispetto all’impatto che ha il cambiamento di alimentazione sul sistema metabolico. È stato visto, a esempio, che alcune persone di origine filippina trasferendosi negli Stati Uniti hanno sviluppato più facilmente delle malattie cardiovascolari, a causa delle diverse abitudini alimentari.

Le puntate mettono in luce anche la correlazione tra il tipo di alimentazione e il possibile sviluppo di patologie come nel caso del morbo di Alzheimer.

In particolare, la narrazione sceglie di focalizzarsi sull’interdipendenza tra il tipo di cibo consumato e l’impatto salutare e ambientale.

Il documentario ha anche il grande merito di far luce sui numerosi problemi legati agli allevamenti intensivi, tanto a livello ambientale quanto sanitario, toccando diverse zone degli Stati Uniti, dal North Carolina a San Francisco, e arrivando fino al Regno Unito. Molti allevamenti, come quelli in North Carolina, si trovano accanto a zone abitate e chi vive lì respira continuamente aria contaminata da liquami e, come se non bastasse, per rendere al massimo la produttività, gli animali, come i maiali e i polli, vengono imbottiti di ormoni e antibiotici per profilassi. L’utilizzo massiccio di questi elementi incentiva la resistenza dei batteri e priva l’essere umano di un’importante risorsa per difendersi.

Un altro grande merito del documentario di Psihoyos è quello di approfondire la problematica della pesca industriale. In particolar modo si focalizza sul problema degli allevamenti intensivi di salmoni e sulle conseguenze nocive che questi creano sia per i salmoni selvatici e gli altri pesci, sia per gli esseri umani che ne usufruiscono, implicando nuovamente un consumo spropositato di antibiotici.

Sei ciò che mangi merita di essere visto, perché risulta essere un documentario completo, che abbraccia diversi temi, li approfondisce e dona vari spunti di carattere etico, ambientale e salutare. A livello pratico, consiglia e mostra nuove forme di nutrimento, avvalorando e spiegando le diverse proprietà dell’alimentazione su base vegetale.

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