Futuro

In Australia arrivano lezioni sul “consenso” nelle scuole

Dopo una campagna popolare contro le molestie negli istituti, il Governo di Canberra ha deciso di rendere obbligatori in aula i corsi di educazione sessuale. Per superare stereotipi di genere e squilibri di potere. Un esempio anche per l’Italia?
Il progetto Instagram contro le molestie nelle scuole dell'australiana Chanel Contos
Il progetto Instagram contro le molestie nelle scuole dell'australiana Chanel Contos
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9 marzo 2022 Aggiornato alle 13:30

Dal prossimo anno scolastico le scuole australiane saranno obbligate a inserire nei programmi di studi lezioni sul consenso sessuale. A deciderlo sono stati all’unanimità i ministri statali e federali, spinti soprattutto da una pressione popolare. Nel febbraio 2021, infatti, l’ex studentessa di una scuola di Sindney, Chanel Contos, ha raccontato su Instagram un episodio di violenza accaduto a un amico e successivamente chiesto ai propri follower se loro o qualche persona vicina fossero mai stati molestati o aggrediti sessualmente mentre si trovavano a scuola.

Dopo che in sole 24 ore più di 200 persone hanno risposto affermativamente, la ragazza ha iniziato la sua battaglia aprendo il sito internet Teach us consent dal quale ha lanciato una petizione online per chiedere che l’educazione sessuale, e in particolare quella al consenso, fosse inserita nei programmi scolastici di tutta la nazione.

Al momento le firme sono oltre 44.000, affiancati da 6.600 racconti di molestie e violenze che hanno dato vita a una sorta di nuovo Me Too.

Numeri che il Governo ha deciso di non sottovalutare e che dimostrano come la società, australiana ma non solo, sia ancora fortemente a trazione patriarcale e che la così detta cultura dello stupro possa dirsi tutt’altro che superata. Anche se i vertici del Ministero dell’Istruzione australiano si riuniranno solo il prossimo mese per stabilire come si struttureranno le lezioni, si sa già che saranno pensate in modo da garantire un’educazione completa, che includa anche un superamento degli stereotipi di genere, della coercizione e degli squilibri di potere. Per farlo saranno stanziati 77 milioni di dollari, indirizzati alla formazione degli insegnanti.

Un progetto importante anche dal punto di vista economico dunque, che pone l’Australia distante anni luce dal nostro Paese, dove l’educazione sessuale nelle scuole non è obbligatoria, e quando esiste è solo grazie alla volontà di singoli Istituti. Ciclicamente qualche timido tentativo di introdurla ufficialmente c’è stato ma finora nessuno di questi si è mai tramutato in azioni concrete, a differenza di quanto avvenuto in altri Paesi europei come Svezia o Germania.

Eppure nel 2018 l’agenzia delle Nazioni Unite aveva messo tutti gli Stati membri nelle condizioni di svolgerla nel migliore dei modi, stilando l’International technical guidance on sexuality education, una guida rivolta alle autorità scolastiche e sanitarie su come elaborare in modo congiunto programmi di educazione sessuale che oltre a mettere in guardia sui rischi di malattie sessualmente trasmissibili e gravidanze indesiderate, aiutassero le nuove generazioni a giungere alla maturazione emotiva e a un approccio sereno alla sessualità e alle relazioni.

Prima ancora, nel 2015, un vademecum simile era stato inserito nel testo della legge 107 La buona scuola ma anche in quel caso si trattava di un suggerimento e non di un obbligo, finito come prevedibile in un nulla di fatto.

L’ennesima occasione persa anche alla luce dei numerosi fatti di cronaca, come il recente caso delle molestie denunciate al liceo Majorana-Valentini di Cosenza, che dimostrano costantemente come di educazione sessuale e sentimentale nel nostro Paese ci sarebbe un gran bisogno.

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