Economia

Sharing mobility: operatori in fuga (ma cresce la domanda)

Nel 2023 l’offerta di noleggio scooter è scesa del 45%, con la chiusura di 12 servizi su 22. Le richieste per la mobilità condivisa rimangono però alte: nel 2027 il settore toccherà un volume di mercato pari a 1 miliardo di dollari
Credit: Wendy Wei.
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13 dicembre 2023 Aggiornato alle 17:00

Il 7° Rapporto nazionale sulla sharing mobility (dopo il boom del 2022, chiuso con un fatturato complessivo di 178 milioni di euro grazie alla crescita dell’utilizzo dei monopattini) fotografa un calo nella prima parte del 2023 dell’offerta di servizi di scooter, che in Italia ha portato a una diminuzione del 45% nel numero di veicoli e la chiusura di 12 servizi su 22.

I maggiori cambiamenti hanno coinvolto i motorini elettrici che, appunto, a causa della chiusura di servizi quali Go Sharing, Accione, Mimoto, Reby hanno subito una riduzione netta della flotta, mentre gli operatori sono passati da 22 a 10. «Stiamo registrando un calo netto dei motorini elettrici per i quali invece c’è comunque richiesta», conferma Massimo Ciuffini, coordinatore dell’Osservatorio Nazionale della Sharing Mobility.

A subire contenimenti sono anche i servizi di bike-sharing e scooter: a Roma è diventato operativo nell’estate 2023 il nuovo bando che regola il settore, assegnando 3 operatori e 9.000 monopattini. Simile approccio, anche la Capitale spagnola, Madrid. «Abbiamo iniziato a mettere ordine nel settore chiedendo agli operatori di distribuire meglio i loro mezzi evitando le concentrazioni solo nelle aree turistiche - spiega Anna Donati, politica ambientalista delegata a dirigere i servizi per la mobilità di Roma - Il bando sulle biciclette non è stato ancora emesso, ma ragioneremo con la stessa logica e l’auspicio è che il loro numero aumenti. Per i monopattini i 9.000 mezzi sono una soglia massima per il centro. In realtà i 3 operatori ne potranno dispiegare oltre 13.000, ma di questi 4.000 dovranno essere nelle periferie». Questo modello è stato ripreso anche a Milano, a Firenze e a Torino, dove si va riducendo il numero di mezzi.

Tra le ragioni, anche le difficoltà finanziarie. «È in atto una riorganizzazione del settore - sottolinea Ciuffini - anche l’aumento del costo del denaro per un comparto di start-up ha avuto effetti. I finanziamenti sono stati più difficili, a livello mondiale. Sul mercato rimangono i soggetti forti dal punto di vista del capitale».

Il fenomeno di riduzione e regolamentazione non coinvolge solo l’Italia. A Parigi, città dove la sharing mobility ha avuto origine, un referendum ha abolito l’uso dei monopattini elettrici. Il 1° settembre le 3 società di sharing, Lime, Dott e Tier Mobility hanno cessato la loro attività nella Capitale francese. In una nota rilasciata ad aprile subito dopo l’esito elettorale, le 3 aziende hanno evidenziato che il referendum (la cui affluenza è stata del 6,7%) ha avuto un impatto diretto “sugli spostamenti di 400.000 persone al mese”, mettendo inoltre a rischio oltre 100 posti di lavoro.

Un calo, quello della sharing mobility, iniziato solo recentemente. Con un fatturato complessivo nel 2022 che ha superato i 178 milioni di euro in Italia (+38% rispetto al 2021), il numero di noleggi totali nel vehicle sharing è cresciuto del 41% rispetto al 2021 per un totale di circa 49 milioni di viaggi, dato che supera abbondantemente quello pre-pandemia (2019) del 77%.

Sul fronte della cosiddetta “micromobilità” a zero emissioni, il numero di viaggi registrati utilizzando servizi di sharing nel 2022 ha superato i 43 milioni. Tutti in crescita i dati dei noleggi dei singoli servizi rispetto al 2021, che vanno dal +108% del bikesharing free-floating, + 42% dello scooter sharing elettrico, +39% per i monopattini in sharing al +24% per il bike sharing station based.

Nel 2023, Berlino è la città europea in cui c’è stato un incremento più significativo della micromobilità, passando dai 420.000 noleggi nel 2022 a 1 milione e 700.000 nel 2023 (+306%); seguono Barcellona (+44%) e Milano (+21%).

All’aumento della domanda corrisponde anche un significativo aumento di fatturato. Come sottolinea lo studio della società di analisi Statista, il car sharing conta oltre 2 milioni di utenti e dovrebbe raggiungere quota 2,75 milioni entro il 2027.

Anche in termini di ricavi, il trend è positivo. Dopo una flessione dovuta all’impatto della guerra russo-ucraina, i guadagni sono tornati a salire e si prevede continueranno a farlo con un tasso di crescita annuo del 4,41%, fino a raggiungere un volume di mercato previsto di 1,01 miliardi di dollari entro il 2027. Nel 2023, i ricavi nel mercato dello scooter sharing dovrebbero raggiungere i 43,99 milioni di dollari; entro il 2027 potrebbero crescere fino a 72,64 milioni, per un totale di quasi 500.000 utenti.

E la micromobilità fa bene anche all’ambiente. Secondo alcuni studi, nelle città in cui è disponibile un servizio di car sharing, è possibile raggiungere un contenimento potenziale delle emissioni del 3%. Inoltre, l’Osservatorio Nazionale della Sharing Mobility sottolinea che la riduzione stimata di 4,5 milioni di auto private entro il 2030 (già previsto dalla Long Term Strategy italiana) combinata a un incremento del 30% dell’offerta di trasporto pubblico e di sharing mobility porterebbe a una riduzione di 18 milioni di tonnellate di gas serra (più della metà di quello che deve fare l’intero settore trasporti).

L’impiego della mobilità sostenibile e condivisa ha ormai acquisito un ruolo rilevante in Europa. La crescita della domanda, e il potenziale aumento del fatturato suggeriscono interessanti evoluzioni per il settore; tuttavia, la riduzione dell’offerta rappresenta una minaccia allo sviluppo della micromobilità nelle città italiane.

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