Diritti

Per 3 recruiter su 10 le donne hanno più difficoltà a crescere in azienda

Secondo l’indagine dell’organizzazione benefica Young Women’s Trust, la discriminazione sul posto di lavoro per le giovani tra i 18 e i 30 anni è in aumento: il 50% afferma di averla subita
Credit: Toni G
Chiara Manetti
Chiara Manetti giornalista
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30 novembre 2023 Aggiornato alle 17:00

“La discriminazione sul lavoro sembra diventare la norma per le giovani donne, è in aumento”, rivela l’ultimo rapporto realizzato dall’organizzazione benefica Young Women’s Trust, che ha coinvolto, tra Inghilterra e Galles, 4.061 giovani donne di età compresa tra 18 e 30 anni e 1.049 giovani uomini, oltre a 907 recruiter per scoprire come vengono percepite le lavoratrici sul posto di lavoro.

È emerso che la metà delle intervistate (50%) ha subito qualche genere di discriminazione, rispetto al 42% dell’anno precedente. Quando si verificano questi casi, si sentono meno capaci di contestarli o denunciarli (25%) rispetto agli uomini (17%). Preoccupa che oltre un terzo (34%) dei responsabili delle decisioni in materia di risorse umane abbia confermato di essere anche a conoscenza di casi di discriminazione che si sono verificati nell’ultimo anno nei confronti di giovani donne. La stessa percentuale concorda sul fatto che il comportamento sessista esiste ancora all’interno della loro organizzazione.

Ma non è finita qui: l’indagine ha rilevato che quasi 3 responsabili HR su 10 (28%) ritengono che sia più difficile per le donne progredire nella propria organizzazione rispetto agli uomini. Il 15% concorda sul fatto che gli uomini siano più adatti alle posizioni dirigenziali rispetto alle donne, e il 19% afferma che sarebbero riluttanti ad assumere una donna che secondo loro potrebbe mettere su famiglia. Solo il 13% dei professionisti HR ha detto lo stesso per un uomo. Non basta, quindi, la discriminazione sul posto di lavoro, o quella economica: le donne sono penalizzate anche durante il processo selettivo.

Quelle che superano questo ostacolo, ne incontrano altri una volta assunte: per il 56% (contro il 40% degli uomini) la bassa retribuzione e la propria situazione finanziaria sono una grande preoccupazione. Nonostante sia illegale, poi, le lavoratrici vengono pagate meno dei colleghi anche per lo stesso lavoro: è successo a quasi un quarto (23%) delle intervistate.

Una delle giovani, originaria di Londra, ha raccontato che il suo manager le faceva «commenti inappropriati basati sul mio sesso e sulla mia nazionalità. Mi è stato detto che ero “emotiva” o “drammatica” quando ho sollevato dubbi sui progetti durante le riunioni. Sono stata esclusa dai documenti chiave dei progetti che avevo avviato e, quando mi è stato chiesto di condurre le riunioni, il management ha interrotto e preso il mio posto». Le frustrazioni a lavoro «le sfogavo sul mio compagno […] e alla fine ho sentito il bisogno di rivolgermi al mio medico di famiglia, perché è stato un periodo così difficile che è durato diversi mesi: ho perso la fiducia in me stessa e ho iniziato a dubitare di me. Ma so che non ero io e quando finalmente ho sollevato le mie preoccupazioni con la direzione, anche il mio team si è accorto di questi problemi».

Le giovani lavoratrici sono preoccupate per la stabilità del proprio lavoro: quasi la metà (49%) teme di non avere abbastanza opportunità per progredire con il proprio impiego. Il 47% è angosciata dall’idea che non ci saranno occasioni per ricevere un piccolo aumento. Il 55% è preoccupata per la propria retribuzione, mentre quasi un quarto (23%) è stato pagato meno del salario minimo a cui aveva diritto, rispetto al 20% dei giovani uomini.

Di conseguenza, come accaduto alla donna che ha condiviso la propria esperienza, le lavoratrici sono sempre più pessimiste riguardo alle loro prospettive future: oltre un terzo (35%) afferma che le proprie speranze per il futuro sono peggiorate negli ultimi 12 mesi. E questo risulta ancora più evidente tra le donne che appartengono a minoranze razziali, che sono molto più preoccupate per la retribuzione (60% vs una media delle donne bianche del 55%), per la sicurezza del lavoro (46% vs 36%) e le opportunità di progresso (57% comparata al 49%).

«Sappiamo che è difficile per le giovani donne ottenere il lavoro che desiderano a causa di ostacoli come la mancanza di lavoro flessibile e di servizi per l’infanzia a prezzi accessibili, ma quando entrano nel mondo del lavoro, la discriminazione e la mancanza di sostegno per progredire creano questo gradino interrotto nella scala della carriera - ha spiegato Claire Reindorp, amministratrice delegata dello Young Women’s Trust - È una farsa che nel 2023 alle giovani donne non vengano ancora date le stesse possibilità nella vita dei giovani uomini».

Grace Rose Gwynne, una delle più giovani avvocate del Regno Unito, ha sostenuto (e commentato) la ricerca, spiegando che, in una professione dominata dagli uomini, «mi viene regolarmente chiesto se sono una studentessa, un’assistente o addirittura se mi sono persa. Devo lottare costantemente per dimostrare quanto valgo. E guardando al mio futuro, mi rendo conto che, mentre ci sono molte donne avvocate junior, solo una percentuale molto piccola ai livelli più alti è costituita da donne».

La ricerca, conclude Gwynne, «dimostra che questo modello non è unico nel mondo della legge: le giovani donne di tutto il mondo subiscono discriminazioni che le frenano. Non è giusto e non è corretto».

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