Culture

Eventi sostenibili al 100%, esistono davvero?

Ad oggi non ci sono gli strumenti necessari per eliminare tutte le emissioni di CO2 durante gli eventi, ma buone pratiche da seguire sì. Ne abbiamo parlato con Valeria De Grandis, account director di Superstudio
Litter pickers remove rubbish from the Pyramid Stage area at the Glastonbury Festival in Pilton, Britain, 26 June 2023
Litter pickers remove rubbish from the Pyramid Stage area at the Glastonbury Festival in Pilton, Britain, 26 June 2023 Credit: EPA/ADAM VAUGHAN 
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17 dicembre 2023 Aggiornato alle 09:00

«Che bello è quando lo stadio è pieno e la musica, la musica ci fa star bene», sono passati 33 anni dalla prima volta che Jovanotti intonò questa canzone. Le luci si spengono, il concerto inizia e le persone si lasciano andare a oltre due ore di assoluto piacere. Era così nel 1990 e lo è ancora nel 2023. Il settore dell’intrattenimento, infatti, va oltre la crisi, le mode e il tempo, tanto che si stima un valore di oltre 1550 miliardi di dollari entro il 2028.

Una cifra enorme costretta, oggi, a fare i conti con la realtà: gli eventi hanno un impatto ambientale incredibilmente negativo. I numeri parlano chiaro e secondo un’indagine della Bbc, soltanto nel Regno Unito, in questo settore ogni anno vengono prodotti circa 23.000 tonnellate di rifiuti, il peso di 78 aerei Boeing 747 a pieno carico.

Lo scenario, dunque, è drammatico e necessita di un intervento immediato affinché un’industria di tale importanza per la serenità umana, la coesione e il benessere delle persone non si trasformi nell’esatto contrario.

C’è, naturalmente, chi ci prova: come i Coldplay, che nel 2022 hanno organizzato un tour riuscendo a diminuire le emissioni di CO2 del 50% rispetto al precedente, il Boom Festival che, tra Italia, Austria e Slovenia, ha ricevuto la certificazione europea Gstc per il turismo sostenibile. E, ancora le Olimpiadi di Londra 2012 e l’Expo di Milano nel 2015.

Ma di fronte a questi tentativi la domanda sorge spontanea: potrebbe mai un concerto, una fiera, uno spettacolo essere completamente a impatto zero?

A oggi non esistono strumenti in grado di garantire l’eliminazione di tutte le emissioni e i rifiuti generati durante un evento. Il problema però sembra essere più grande, alla fonte, e si riassume in una mentalità antica e reticente verso le novità.

A parlarne è Superstudio, una società interamente dedicata all’organizzazione e gestione di eventi corporate, privati, autoriali. Dopo aver analizzato la situazione, ha mostrato come le iniziative che migliorano le prestazioni di un evento, per esempio, richiedono investimenti e la volontà di mettersi alla prova: questo spaventa soprattutto a livello economico, perché molti organizzatori temono di sforare con il budget.

Ancor più a fondo, però, c’è l’assenza di consapevolezza: spesso le persone non hanno ben chiaro cosa significhi essere sostenibili. Per questo la prima cosa da fare dovrebbe essere un’analisi approfondita che identifichi le principali fonti d’impatto di un evento e le criticità che porta con sé.

«Raggiungere l’impatto zero è una sfida significativa, ma è importante aspirare a ridurre al minimo in proprio footprint, studiando e adottando sempre di più le pratiche sostenibili - spiega Valeria De Grandis, account director della società - È un percorso di miglioramento continuo e anche se oggi risulta difficile al 100%, ogni piccolo passo conta moltissimo». Buone pratiche, quindi, fra le quali emergono il valore delle certificazioni, la scelta consapevole dei fornitori, l’utilizzo di materiali riciclabili, fino all’ottimizzazione dell’illuminazione e del riciclo. Insomma, secondo Superstudio, non sarà possibile - almeno per ora - realizzare l’evento perfetto dal punto di vista della sostenibilità, ma si possono certamente creare processi misurabili e concreti che rispondano a parametri condivisi.

Un altro importante aspetto da tenere in considerazione, poi, è quello del greenwashing: una strategia di marketing perseguita dalle aziende per mostrarsi sostenibili pur non essendolo. Si tratta di un fenomeno in forte crescita praticato senza la cognizione del livello di pericolosità. «Quando le aziende o gli organizzatori di eventi adottano pratiche green solo per fini di marketing, senza un reale impegno verso la sostenibilità, si rischia di vanificare gli sforzi autentici e di confondere i consumatori – continua De Grandis – Per questo motivo, è essenziale che le affermazioni siano supportate da azioni concrete e misurabili, altrimenti il greenwashing può indebolire la fiducia del pubblico e rallentare il progresso effettivo».

In questa direzione è la stessa Superstudio ad attivarsi affinché si cambi rotta. Iniziative sostenibili, l’insediamento in edifici ristrutturati, l’utilizzo di energie rinnovabili sono solo alcuni degli impegni che porta avanti: «cerchiamo costantemente di guidare i clienti nel percorso verso la sostenibilità negli eventi indicando alcune pratiche, a esempio per il risparmio energetico, per il riciclo e il riuso dei materiali - conclude l’account director. - La partecipazione a iniziative come la certificazione LEED e la ISO 20121 evidenzia il desiderio di adottare pratiche di gestione, anche internazionali, sostenibili e responsabili. Lo stesso si può ravvisare nelle misure che progettiamo di adottare nella nuova sede del Superstudio Village, per la quale siamo intenzionati a ottenere alcune delle più importanti certificazioni sul tema: LEED Platinum, Reset Air e Wired Score Silver».

Fare una stima di quanto tempo servirà per realizzare un evento completamente a impatto zero diventa complesso, così come al momento non esiste un manuale di regole da seguire per farlo. Ciò che è certo è che l’urgenza è reale.

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