Culture

Maestras: a Madrid in mostra l’emancipazione femminile

Fino al 4 febbraio 2024, il Thyssen-Bornemizsa ospita l’esposizione femminista che ripercorre tre secoli di sorellanza, lotta e liberazione delle donne attraverso artiste, galleriste e mecenate
<p aria-level="2">Helene Funke, In the Theatre Box, 1904-1907&nbsp;
<p aria-level="2">Oil on canvas. 99 x 90 cm&nbsp;<br />Lentos Kunstmuseum Linz&nbsp;<br />Photo credit: Reinhard Haider </p>

Helene Funke, In the Theatre Box, 1904-1907 

Oil on canvas. 99 x 90 cm 
Lentos Kunstmuseum Linz 
Photo credit: Reinhard Haider

Credit: Peter Funke Estate
Tempo di lettura 5 min lettura
5 novembre 2023 Aggiornato alle 17:00

Quasi 100 opere tra cui dipinti, sculture, litografie, opere su carta e tessuti, in un viaggio alla scoperta della sorellanza e dell’emancipazione femminile che dalla fine del XVI secolo accompagna i visitatori fino ai primi decenni del XX secolo, attraverso 8 filoni determinanti nel percorso delle donne verso la libertà.

Fino al 4 febbraio 2024, il Thyssen-Bornemizsa di Madrid ospita “Maestras (Women Masters)”, un’esposizione dichiaratamente femminista pensata per rompere i confini del canone patriarcale della storia dell’arte ricordando quelle artiste che, dopo aver ottenuto il riconoscimenti del proprio talento in vita, hanno visto le loro opere venire dimenticate, cancellate o nascoste a prendere polvere.

Artemisia Gentileschi, Angelica Kauffmann, Clara Peeters, Rosa Bonheur, Mary Cassatt, Berthe Morisot, María Blanchard, Natalia Goncharova, Sonia Delaunay e Maruja Mallo, insieme ad altre che hanno rotto gli schemi con creazioni di indubbia eccellenza, sono state artiste celebrate durante la carriera e che oggi godono di un rinnovato riconoscimento in risposta alla loro successiva cancellazione dal racconto storico-artistico.

Partendo dalla nozione contemporanea di sorellanza, Maestras ricorda anche quei gruppi di artiste, mecenate e galleriste che condividevano valori e condizioni socioeconomiche che hanno permesso loro di lavorare insieme per creare e celebrare l’arte nonostante vivessero sotto il giogo del sistema patriarcale, discriminate da società sessiste e spesso misogine.

La mostra è divisa in 8 sezioni che vogliono essere al contempo cronologiche e tematiche e si aprono con le artiste che - come le italiane Modesta dal Pozzo e Arcangela Tarabotti - al picco della controriforma nel 17esimo secolo hanno contribuito a iniziare il dibattito sulla questione femminile, passando per le accademiche, lo sguardo orientalista, le donne lavoratrici, i nuovi ritratti della maternità, l’evoluzione dell’idea di sorellanza fino alle lotte per l’emancipazione femminile del 1900.

«Per molto tempo, la storia dell’arte femminista è stata assediata da tutti gli handicap e gli ostacoli che erano stati messi sul percorso delle creatrici. a esempio, non potevano accedere alla stessa formazione artistica dei loro colleghi maschi e in genere vivevano in un sistema estremamente patriarcale che negava loro i diritti e in cui le loro firme non avevano alcun valore legale», ha spiegato la curatrice Rocío de la Villa, storica e critica dell’arte al Guardian.

Ci sono stati, tuttavia, “certi momenti e certi luoghi” in cui le condizioni erano più favorevoli per le artiste, e la mostra mira a offrire “una serie di finestre attraverso le quali possiamo vedere una comprensione reciproca e un cameratismo”.

Maestras è la prima grande mostra nata dalla riflessione femminista su cui il museo è stato impegnato negli ultimi anni, frutto della collaborazione con la Comunidad de Madrid e sponsorizzata da Carolina Herrera.

Dopo la sua presentazione a Madrid, una versione ridotta della mostra potrà essere visitata all’Arp Museum Bahnhof Rolandseck di Remagen (Germania).

Leggi anche
Esposizioni
di Sara Peggion 3 min lettura
Chiddy Doing Rene's Hair, 2019
Arte
di Chiara Manetti 3 min lettura