Ambiente

Pangolino, leopardo e altri animali con cui si fabbricano i farmaci

L’Environmental Investigation Agency rivela che alcuni prodotti della medicina tradizionale cinese contengono parti del corpo di specie a rischio, in violazione della Convention on International Trade of Endangered Species
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6 novembre 2023 Aggiornato alle 20:00

Il percorso che rende possibile lo sviluppo di un nuovo farmaco è composto da diverse fasi. Solitamente, durante lo step della sperimentazione si utilizzano animali per testare il prodotto; può succedere poi, a volte, che fin dalla fase della ricerca della molecola siano necessarie componenti animali.

Il problema non si pone nei casi in cui gli animali non sono protetti da atti giuridici in vigore; ma, quando al contrario questi esemplari sono riconosciuti come specie in via d’estinzione, è tutto un altro discorso.

Secondo il rapporto dell’Environmental Investigation Agency (Eia), è capitato con alcuni farmaci concessi in licenza dalla National Medical Products Administration of China a 3 società farmaceutiche, ossia il gruppo Tong Ren Tang, il gruppo Tianjin e il gruppo Jilin Aodong. Sembrerebbe che queste case farmaceutiche stiano sviluppando medicine contenenti tracce di animali in via di estinzione, come leopardo, pangolino, tigre e rinoceronte.

Nella medicina tradizionale cinese, ovvero quella branca che segue le tradizioni popolari e non il metodo scientifico, l’osso di leopardo viene utilizzato come sostituto dell’osso di tigre. Nonostante sia infatti smentito dalla scienza, si ritiene che l’osso di tigre rafforzi le ossa e i tendini, fornisca sollievo dal dolore e aiuti a liberarsi dal vento. Allo stesso modo, si dice che le scaglie di pangolino aiutino la circolazione sanguigna, l’allattamento e aiutino ad alleviare il dolore reumatico.

Ma questi animali sono protetti dalla Convention on International Trade of Endangered Species (Cites); entrato in vigore nel 1975, l’obiettivo dell’accordo è garantire che il commercio internazionale di esemplari di animali e piante selvatiche non minacci la sopravvivenza delle specie stessa. Cites offre vari livelli di protezione a 35.000 specie, indipendentemente dal fatto che siano trattate come animali vivi, pellicce, legno o erbe essiccate. La protezione può includere il divieto di commercio o il suo controllo tramite autorizzazioni all’importazione e all’esportazione delle specie contemplate dalla Convenzione.

Sebbene l’adesione fosse inizialmente limitata ai soli Stati, l’emendamento di Gaborone, adottato dalla Conferenza delle Parti nell’aprile 1983, ha consentito alle organizzazioni regionali di integrazione economica, come l’Unione europea, l’accesso alla Convenzione. Oggi l’accordo internazionale conta 183 parti contraenti, che si fanno singolarmente carico della sua messa in campo. Fanno eccezione Andorra, Corea del Nord, Haiti, Kiribati, Micronesia, Isole Marshall, Nauru, Sudan del Sud, Timor Est, Tonga, Turkmenistan e Tuvalu, che invece non vi hanno aderito.

Ne consegue che l’Environmental Investigation Agency accusa la Cina, in quanto parte del contratto stipulato con altri Stati, di aver violato norme consuetudinarie e convenzionali dirette a regolare una determinata sfera di rapporti tra i contraenti; in altre parole, di non aver rispettato le norme internazionali sul commercio delle specie di flora e fauna selvatiche minacciate di estinzione. Per questo motivo, Avinash Basker, specialista in questioni legali e politiche dell’Eia, ha invitato il Governo cinese a rispettare le disposizioni della Cities.

Quello che però ha destato più scalpore, è che il rapporto dell’Environmental Investigation Agency accusa i giganti bancari globali di investire in queste aziende farmaceutiche che producono medicine tradizionali cinesi attraverso l’utilizzo di parti di animali protetti dalla Cities. All’interno di questo rapporto sono riportati i nomi di 62 banche. La Bbc fa sapere che alcuni istituti bancari hanno provato ad affrontare il caso dando delle risposte, mentre altre come hanno rifiutato.

Molte banche che hanno deciso di dare pubblicamente spiegazioni sono firmatarie dei Principi per l’investimento responsabile o sono membri dell’International Corporate Governance Network, che ha espresso preoccupazione per la perdita di biodiversità e l’estinzione delle specie.

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