Culture

“Keys, bags, names, words”: racconti di dimenticanze e storie di speranza

Il documentario di Cynthia Stone raccoglie le parole e le testimonianze di persone con demenza e Alzheimer, dei loro familiari, dei medici, per spiegare cosa significhi affrontare la malattia, guardare avanti e reagire
Credit: Parsa   
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1 novembre 2023 Aggiornato alle 17:00

Mario Possenti, segretario della Federazione Alzheimer Italia, per introdurre la proiezione online del documentario Keys, bags, names, words. Ricordi e demenza: storie di speranza di Cynthia Stone ha dichiarato: «Federazione Alzheimer Italia, in occasione del mese per la prevenzione dell’Alzheimer, aveva deciso di proiettare in alcune piazze italiane il documentario. La risposta a queste proiezioni è stata eccezionale, ci sono state sale troppo piene, in cui addirittura alcuni spettatori non sono riusciti a entrare. Abbiamo iniziato a ricevere moltissime telefonate ed email, tramite cui ci è stato chiesto a gran voce di organizzare una proiezione online. Si tratta di un’occasione unica per poter assistere a questo documentario che Federazione Alzheimer ha deciso di doppiare in italiano; riteniamo che sia un nuovo modo per parlare di demenza, non solo percepita come una perdita, con la mente che progressivamente va perdendosi. Possiamo parlarne in altri termini, considerando l’aspetto di resilienza, della capacità che le persone affette da demenza hanno di reagire, di prendere in mano la propria vita. C’è una parte molto importante, quella del combattere per la propria dignità e amor proprio, cercando sempre di andare avanti. Non è semplice, e il documentario offre uno sguardo sul modo di vedere la malattia e la demenza in modo particolare, soprattutto nella fase iniziale».

Il documentario, realizzato da Cynthia Stone in collaborazione con il Global Brain Health Institute, The Hellman Foundation e Voice of Witness, racconta diversi stadi dell’Alzheimer. Privilegiando le storie e il punto di vista dei familiari di chi ne è affetto, la pellicola presenta filmati d’archivio delle famiglie che hanno deciso di mostrare un lato inedito dei loro cari: come una delle persone intervistate non manca di sottolineare, la malattia non definisce la persona, ma ne è solo un aspetto.

La regista si serve di varie tecniche narrative consolidate nello stile documentario per raccontare le testimonianze e le storie di chi ha avuto (e ha ancora) a che fare con la malattia in prima persona. Oltre a varie interviste frontali, condotte non solo ai familiari ma anche a esperti in ambito medico, psicologico e terapeutico, nel montaggio finale del documentario sono presenti anche alcuni filmati e clip amatoriali, che rimandano alla forma del report e del video-ricordo più intima.

La macchina da presa di Stone si sofferma su dettagli e su oggetti sparsi casualmente, esattamente come confusionari sono i ricordi nella mente di chi soffre di demenza. In questo senso, lo stesso titolo del documentario è programmatico: Keys, bags, names, words “Chiavi, borse, nomi parole”, una serie di oggetti (ma, intesi in senso più lato, di concetti) che progressivamente svaniscono nella mente di chi è affetto dalla malattia.

Raccogliendo un grande numero di testimonianze, provenienti da diverse parti del mondo, Stone passa in rassegna le diverse modalità e soluzioni con cui la malattia viene affrontata. Dove le parole non riescono ad arrivare, le forme di espressione di cui si servono pazienti e familiari passano attraverso l’arte: musica, teatro, recitazione e attività fisica diventano non solo un momento di unione e condivisione, ma veri e propri strumenti comunicativi.

Il tema della demenza, già presente in varie pellicole di finzione (basti pensare all’interpretazione di Julianne Moore in Still Alice - 2014 o al più recente Vortex - 2021 del regista argentino Gaspar Noé) viene qui trattato con delicatezza, ma comunque con occhio oggettivo, senza abbandonare o edulcorare la realtà dei fatti, che spesso in situazioni del genere può essere difficile da affrontare.

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