Ambiente

L’Italia fa passi indietro sullo sviluppo sostenibile

Dalla questione ambientale a quella sociale, con 2 milioni di famiglie in povertà estrema, la Penisola è sempre più lontana dal centrare gli obiettivi dell’Agenda 2030. Lo racconta il nuovo e approfondito rapporto ASviS
Credit: Getty Images/Sean Gallup 

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20 ottobre 2023 Aggiornato alle 17:00

Il simbolo stampato sul nuovo Rapporto ASviS - Alleanza per lo Sviluppo sostenibile -, è un orologio: non è un caso, è lì per ricordarci che il tempo scorre e siamo in ritardo nel centrare gli obiettivi dell’Agenda 2030.

Siamo a metà strada da quel 2015 degli Accordi di Parigi e dell’Agenda promossa dall’Onu, in ritardo verso l’ obiettivo di sostenibilità necessario per il bene del Pianeta: gli italiani sono oggi più coscienti sulla questione ambientale, ma le politiche attuate finora non sono sufficienti e serve una spinta decisamente maggiore.

Dei 17 goals da segnare, quelli per un futuro realmente sostenibile, il rapporto ASviS (l’ottavo) spiega che solo 8 hanno registrato miglioramenti.

Per i restanti, in 6 la situazione è addirittura peggiorata mentre per 3 è considerabile stabile.

Non solo, su 33 target valutabili l’ASviS sostiene che 8 saranno centrati nel 2030 secondo l’andamento attuale, mentre per 14 sarà molto difficile raggiungerli, per 9 restano invece andamenti definibili come “contraddittori” e per 2 c’è una tale mancanza di dati che è complesso stabilire a che punto siano.

In un quadro generale negativo l’Alleanza però ricorda anche che non tutto è perduto: accelerando con le politiche di sostenibilità possiamo ancora “trasformare le promesse in atti concreti, ma il tempo a disposizione è molto limitato”.

I punti più delicati riguardano le disuguaglianze sociali (siamo ormai a 2 milioni di famiglie italiane in povertà assoluta), le questioni ambientali e la transizione ecologica.

Tutti passaggi, spiega il direttore scientifico di ASviS ed ex ministro Enrico Giovannini, che dimostrano come l’Italia a differenza di altre realtà europee «non ha imboccato in modo convinto e concreto la strada dello sviluppo sostenibile e non ha maturato una visione d’insieme delle diverse politiche pubbliche (ambientali, sociali, economiche e istituzionali) per la sostenibilità. Ciò non vuol dire che non si siano fatti alcuni passi avanti o che non si siano assunte decisioni che vanno nella giusta direzione, ma la mancanza di un impegno esplicito, corale e coerente da parte della società, delle imprese e delle forze politiche ci ha condotto su un sentiero di sviluppo insostenibile che è sotto gli occhi di tutti».

Entrando nei dettagli del report molti progressi del nostro Paese appaiono insufficienti in più campi.

Per esempio 6 goals sono sempre più lontani e in particolare quelli sulla povertà (Goal 1), sistemi idrici e sociosanitari (Goal 6), qualità degli ecosistemi terrestri e marini (Goal 14 e 15), governance (Goal 16) e partnership (Goal 17).

Per 3 obiettivi non ci sono stati né arretramenti né progressi (sul cibo Goal 2, disuguaglianze Goal 10 e città sostenibili, Goal 11).

Solo in 6 casi ci sono stati lievi miglioramenti, per esempio per istruzione (Goal 4), parità di genere (Goal 5), energia rinnovabile (Goal 7), lavoro dignitoso (Goal 8), innovazione e infrastrutture (Goal 9), lotta al cambiamento climatico (Goal 13).

Inoltre, per obiettivi quali salute, Goal 3, ed economia circolare, Goal 12, ci sono piccoli segnali incoraggianti ma in generale le disuguaglianze tra Regioni sono in aumento.

Positivo, sicuramente, il fatto che l’ambiente e i principi legati alla sua tutela siano entrati nella Costituzione, ma a parte questa storica riforma il sentiero giusto per centrare gli obiettivi dell’Agenda 2030 lo stiamo percorrendo “troppo lentamente” e spesso in direzione sbagliata e nonostante le recenti promesse (come gli impegni al Summit Onu di metà settembre) o le parole in vista della Cop28, sembrano mancare atti concreti.

Va detto che non si tratta di un deficit soltanto italiano, ma il nostro Paese risulta fra quelli che “meno avanzano” rispetto al 2010.

“Purtroppo, il nostro Paese è in buona compagnia. Secondo l’Onu, guardando ai Target dell’Agenda 2030 per cui sono disponibili dati affidabili, solo nel 12% dei casi si è sulla buona strada per raggiungere i valori obiettivo. Più della metà, invece, nonostante qualche progresso, sono “moderatamente o gravemente fuori strada” e circa il 30% non ha fatto registrare alcun avanzamento o si trova oggi in una condizione peggiore di quella del 2015. A livello di Unione europea, gli indicatori dell’ASviS mostrano come dal 2010 in avanti ci siano stati progressi per gran parte degli Obiettivi, ma in vari casi si tratta di miglioramenti contenuti e ancora insufficienti per centrare i Target dell’Agenda 2030 entro questa decade. Inoltre, si nota una riduzione delle disuguaglianze tra Paesi nel conseguimento degli Obiettivi solo per 8 di essi, mentre per tre le distanze sono rimaste costanti e per 5 sono addirittura aumentate” si legge nel report.

Uno dei temi che più preoccupano verso il futuro è proprio quello delle disuguaglianze, a rimarcare ancora una volta come siano sempre più correlati i temi della “giustizia climatica” e di quella sociale.

In Italia tra il 2015 e il 2021 la quota di famiglie in condizione di povertà assoluta “è salita dal 6,1% al 7,5% e riguarda quasi 2 milioni di famiglie, dove vivono 1,4 milioni di minori” e inoltre “continua a allargarsi la disuguaglianza tra ricchi e poveri; la spesa pubblica per sanità e istruzione dell’Italia è nettamente inferiore a quella media europea; l’abbandono scolastico è pari all’11,5% (36,5% tra gli stranieri) e la disoccupazione giovanile è al 23,7%; inoltre, 1,7 milioni di giovani non studiano e non lavorano”.

Se invece osserviamo la dimensiona ambientale dello sviluppo sostenibile “l’Italia registra il 42% di perdite dai sistemi idrici; solo il 21,7% delle aree terrestri e solo l’11,2% di quelle marine sono protette; lo stato ecologico delle acque superficiali è “buono” o “superiore” solo per il 43% dei fiumi e dei laghi; il degrado del suolo interessa il 17% del territorio nazionale; l’80,4% degli stock ittici è sovrasfruttato; le energie rinnovabili rappresentano solo il 19,2% del totale, quota che non consente di intraprendere il processo di netta riduzione delle emissioni su cui il Paese si è impegnato a livello Ue”, scrive l’ASviS in linea con una recente ricerca pubblicata dal PoliMi che racconta proprio come a livello di emissioni sia stata fatta poca strada in termini di riduzione.

Guardando al lato economico “dopo la ripresa del biennio 2021-2022 seguita alla pandemia, l’Italia presenta ancora alcuni segnali di crescita debole che hanno caratterizzato il decennio precedente; l’occupazione cresce, ma resta forte la componente di lavoro irregolare (3 milioni di unità); passi avanti sono stati compiuti per l’economia circolare (il consumo materiale pro-capite si è ridotto del 33% in dieci anni) ed è cresciuto il tasso di innovazione (+21% tra il 2010 e il 2018), ma molte imprese mostrano resistenze a investire nella trasformazione digitale ed ecologica; il Paese necessita di forti investimenti, anche per rendere le infrastrutture più resilienti di fronte alla crisi climatica; la finanza sta muovendosi nella direzione della sostenibilità, accompagnando il mutamento delle preferenze dei risparmiatori”, rimarca il rapporto.

Infine, altro sguardo possibile è quello sulla dimensione istituzionale dello sviluppo sostenibile.

Nell’ultimo decennio - fanno sapere le migliaia di esperti che hanno partecipato alle indicazioni e ai dati relativi al rapporto - sono “drasticamente diminuiti omicidi volontari e criminalità predatoria, ma sono cresciuti alcuni reati contro la persona, come le violenze sessuali (+12,5%) e le estorsioni (+55,2%).

Forte è anche l’aumento di tutti i reati informatici, quali truffe e frodi (+152,3% rispetto al 2012). Il sovraffollamento carcerario, ridottosi nel decennio 2010-2019, ha ripreso a salire nell’ultimo biennio”.

Tutti aspetti che raccontano una sostenibilità lenta in Italia e poco al centro delle politiche dell’Esecutivo.

Per questo, per accelerare il passo verso il 2030, «è indispensabile adottare un approccio politico e culturale che consideri la sostenibilità il fulcro di tutte le scelte, pubbliche e private. È questo l’approccio alla base della nuova Strategia Nazionale per lo Sviluppo Sostenibile, approvata dal Governo esattamente un mese fa», ricorda il presidente dell’ASviS, Pierluigi Stefanini.

«Negli stessi giorni, il Governo si è impegnato all’Assemblea Generale dell’Onu a predisporre un ‘Piano di accelerazione’ per il conseguimento degli Obiettivi su cui siamo più indietro, quasi tutti. Le nostre proposte possono servire per definire contenuti, tempistiche e metodologie per realizzare questo Piano».

Tre le proposte concrete avanzate da ASviS: assegnare alla Presidenza del Consiglio il compito di predisporre il Piano; predisporlo entro marzo 2024, “affinché esso contribuisca alla preparazione del prossimo Documento di Economia e Finanza”, ma anche “coinvolgere la società civile e gli enti territoriali attraverso il Forum per lo sviluppo sostenibile esistente presso il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (Mase)”.

«Alla constatazione che l’Italia procede a rilento sul cammino dello sviluppo sostenibile non deve corrispondere un sentimento di disfattismo. È ancora possibile cambiare passo, consolidando la crescente consapevolezza dell’opinione pubblica, delle imprese e delle amministrazioni pubbliche sul fatto che, nonostante i negazionisti, la scelta della sostenibilità conviene tanto dal punto di vista sociale e ambientale, quanto da quello economico», precisa la presidente dell’ASviS, Marcella Mallen aggiungendo che «le numerose proposte dell’Alleanza contenute nel Rapporto rappresentano il contributo della società civile italiana per realizzare ciò che il Governo si è impegnato a fare. Allo scopo di ingaggiare sempre più l’opinione pubblica sull’importanza di perseguire uno sviluppo sostenibile e di rispettare i diritti delle future generazioni, l’ASviS propone di istituire la ‘Giornata nazionale dello sviluppo sostenibile’, da celebrare il 22 febbraio, data di pubblicazione della Legge costituzionale n. 1/2022, che ha modificato gli artt. 9 e 41 della Costituzione».

Infine, per chi fosse interessato ad approfondire il rapporto, ci sono 13 diverse linee di intervento “prioritarie” che ASviS suggerisce e da affrontare subito.

Tra queste, “contrastare la povertà, la precarietà e il lavoro povero, assicurare l’assistenza agli anziani non autosufficienti, redistribuire il carico fiscale per ridurre le disuguaglianze, gestire i flussi migratori e promuovere l’integrazione degli immigrati; accelerare l’innovazione tecnologica, organizzativa e sociale del settore agricolo, potenziare la responsabilità sociale delle aziende agricole; ottimizzare le risorse e l’organizzazione dei servizi sanitari, mitigare l’impatto della crisi climatica sulla salute, combattere il disagio psichico, le dipendenze e la violenza familiare e sociale; migliorare la qualità degli apprendimenti, contrastare la dispersione, assicurare l’inclusione, potenziare i servizi per l’infanzia, educare allo sviluppo sostenibile e alla cittadinanza globale; aumentare l’occupazione femminile, assicurare servizi e condivisione del lavoro di cura, prevenire e combattere le discriminazioni multiple; mettere la protezione e il ripristino della natura al centro delle politiche, rispettare gli accordi internazionali, assicurare la tutela e la gestione sostenibile degli ecosistemi; aumentare al massimo la produzione di energia elettrica rinnovabile e rendere più ambizioso il Pniec; ridurre la fragilità sul mercato del lavoro di donne, giovani e immigrati, potenziare le politiche attive e migliorare le condizioni di lavoro”.

Ma anche “investire in infrastrutture sostenibili, orientare il sistema produttivo verso l’Industria 5.0, potenziare la ricerca e l’innovazione; migliorare il governo del territorio, investire nella rigenerazione urbana e nella transizione ecologica delle città e delle altre aree territoriali; promuovere la sostenibilità ambientale e sociale nella Pubblica amministrazione, coinvolgere maggiormente i consumatori nell’adozione di comportamenti virtuosi; migliorare il sistema giudiziario, sviluppare un’etica dell’Intelligenza Artificiale, rafforzare la partecipazione democratica; promuovere la pace, rafforzare la coerenza delle politiche di assistenza allo sviluppo e migliorarne l’efficacia, assicurando la partecipazione della società civile alle scelte”, si legge nel report.

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