A rischio chiusura ben tre reparti dell’ospedale SS. Salvatore

L'Ospedale SS. Salvatore di PaternòI più  vicini rimarrebbero quelli di Acireale e Catania, con grandi difficoltà  per chi ne ha bisogno

Consiglio comunale aperto straordinario e urgente lunedì 29, presenti i deputati regionali e provinciali, l’amministrazione comunale, il dirigente dell’Asp3, Calaciura e varie associazioni attive nel comprensorio. Tutti davanti l’ospedale SS. Salvatore di Paternò, per dire no alla rimodulazione del piano sanitario che farà scomparire in prima battuta tre reparti dell’azienda ospedaliera: l’otorinolaringoiatria, l’oculistica e l’ortopedia.

Questa volta si sente in maniera concreta il rischio dei tagli per il nosocomio paternese, riduzione che potrebbe portare, con il tempo, alla chiusura del presidio ospedaliero.

Assise civica già riunitasi lo scorso anno per la stessa tematica che, però, riscosse una bassissima adesione. La volta precedente, infatti, solo una decina di persone scesero in piazza per far sentire la loro voce che andava contro la decisione del piano sanitario.

Ma se la proposta dovesse andare in porto è questo lo scenario che si prospetta: l’ortopedia sarà presente solo presso l’ospedale di Biancavilla, mentre saranno completamente assenti nel distretto ct2, che vede a Paternò come capofila, i reparti di oculistica e otorinolaringoiatria.

Unità, quest’ultime, che hanno richieste da utenze particolari.

La maggior parte dei pazienti dell’otorino, infatti, sono minori che utilizzano tra le diverse specializzazione del settore, anche quella riservata alla logopedia, mentre la maggior parte delle richieste per l’oculistica partono da utenti di uomini e donne della terza età.

Prestazioni per le quali vi sono liste d’attesa lunghissime, si arriva fino ad un anno. Liste d’attesa che saranno destinate, dunque, inevitabilmente a crescere, contrariamente a quanto dichiarato dal manager dell’Asp3, Giuseppe Calaciura, appena dopo il suo insediamento. Inoltre, i distretti più vicini saranno quelli di Acireale e Catania, ciò comporterà una maggiore difficoltà per raggiungere tali reparti.

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Editoriale

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