La Gelmini promette 10 milioni di euro purché non si chieda “aiuto economico” alle famiglie
"Le scuole non dovrebbero chiedere contribuiti alle famiglie". Parola del Ministro della Pubblica Istruzione Maria Stella Gelmini, che lancia un appello ai presidi perché si facciano bastare i soldi stanziati dal Ministero.
Impossibile! Tuonano dalle scuole. Senza l'aiuto e il contributo delle famiglie gli istituti sono destinati a chiudere. E’ questa la crisi dell’istruzione oggi, e mettere delle pezze non è la soluzione.
Intanto il ministro Gelmini ha annunciato uno stanziamento di 10 milioni di euro per le spese ordinarie delle scuole, notizia che non tranquillizza affatto i dirigenti scolastici che ritengono la cifra “irrisoria, insignificante e inutile”. Prima i tagli, poi un piccolo contributo. Sono le stranezze che ai presidi e alle famiglie proprio non vanno giù.
"Vorrei sfidare qualsiasi dirigente d'azienda a gestire la propria impresa a risorse zero", afferma il presidente dell'Anp (Associazione Dirigenti e Alte Professionalità della Scuola), Giorgio Rembado. "Dissento totalmente. La situazione che sta a monte della decisione di molti presidi di chiedere alle famiglie un contributo - spiega - è l'urgenza di far fronte a un vero dissesto finanziario. Le scuole non hanno avuto alcun euro per il loro funzionamento. La cosa è cominciata nel 2000 ma nel 2008 siamo arrivati all'azzeramento totale di risorse".
''Se i presidi si trovano costretti a chiedere contributi volontari alle famiglie –dice Rembado- è solo per ragioni di sopravvivenza dal momento che lo Stato non onora le responsabilità che ha nei confronti delle scuole''.
Si tratterebbe infatti di 1000 euro ad istituto. "Una scuola con 800, 1.000 alunni e 150 unità di personale con 80 euro al mese ci fa ben poco. E dunque anche se fosse vero l'impegno del Ministro a stanziare quella cifra le scuole dovranno continuare a chiedere soldi alle famiglie per senso di responsabilità e per non chiudere", conclude il presidente dell’Anp.
Un paradosso della scuola pubblica italiana, che dovrebbe essere finanziata con soldi pubblici, ma che non ha soldi. E allora che fare? Forse sarebbe il momento di ripensare all’istruzione in Italia. Per non andare ancora più indietro rispetto al mondo che avanza.
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