Libertà incatenata

 

 

Ripercorrere la storia ha un senso, così come ricordare il nostro passato ha una ragione. Non si tratta di rileggere libri morti o rievocare vicende estinte, ma, più semplicemente, si cerca di comprendere, di decifrare fatti che oggi sono sotto i nostri occhi e conoscere ciò che ci ha portato ad essere quello che siamo.

Una cosa è certa, dalle origini del mondo l'uomo ha sempre lottato per qualcosa, più di tutto, per uno dei valori più importanti: la libertà. E di guerre combattute per ottenerla non se ne tiene il conto, dalla Grecia classica alla Rivoluzione francese, dall'Afghanistan all'Irak.

Ma cosa vuol dire essere libero? Quali sono i confini di questa libertà? Sono domande che, a porsele, portano prima di tutto a chiedersi "in che misura lo siamo davvero nella società in cui viviamo"? Ecco, la risposta viene automatica: nella misura più irrisoria.

Crediamo a torto di vivere in un Paese democratico, dove appunto la democrazia tuteli la libertà e invece, come intuì Elton Mayo, è tutto un malinteso. Non siamo liberi di curarci, né di studiare come vorremmo, perché sanità e istruzione sono stati da sempre il bersaglio dei tagli governativi, a parte qualche rara eccezione (vedi Renzi sulla scuola); non siamo, né saremo mai liberi di occupare dignitosamente e meritatamente un posto di lavoro poiché politiche sbagliate, basate su personalissimi interessi, ne hanno compromesso l'esistenza. Soprattutto, non abbiamo goduto né godremo mai di una delle libertà fondamentali dell'individuo: quella di esprimere il proprio pensiero.

La storia, ancora una volta, lo ricorda, da Socrate, condannato ingiustamente a morte per empietà, a Galileo Galilei, costretto a ripudiare la verità scientifica del sistema copernicano, la libera opinione ha subito soprusi, è stata violentata, soffocata, uccisa.

C'è stato sempre un sistema più alto, più potente pronto a reprimere le menti, a tenerne il controllo sotto la falsa difesa della quiete pubblica.

Recentemente, giusto per tornare ai giorni nostri, si guarda ad uno dei tanti casi di criminalizzazione di opinioni manifestate da posizioni politiche ed ideologiche divergenti. Erri De Luca, scrittore, incriminato per avere "istigato al sabotaggio della Tav in Val di Susa", è uno di quelli che ancora oggi affronterà il "reato di opinione", così come i 22 cittadini che si erano espressi contro Napolitano sul blog di Grillo. E non sono i soli.

Si può allora accettare ancora oggi, in un'epoca lontana dal codice fascista e dall'espressione di una ideologia autoritaria, di venire perseguitati penalmente per aver espresso le proprie opinioni o la propria posizione, che sia condivisibile o meno? Può l'articolo 21 della Costituzione della Repubblica italiana essere vilipeso (lui sì che lo è!) in questo modo?

Ma il peggio è che la questione si allarga all'informazione, anch'essa inglobata in quell'ingiusto bavaglio chiamato censura.

Non c'è verità. Non c'è credibilità. Non c'é, dunque, libertà.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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EDITORIALE

Elena Caruso

Libertà incatenata

    Ripercorrere la storia ha un senso, così come ricordare il nostro passato ha una ragione. Non si tratta di rileggere libri morti o rievocare vicende estinte, ma, più semplicemente, si cerca di comprendere, di decifrare fatti che oggi sono sotto... Continua

Elena Caruso | Sabato, 19 Settembre 2015

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